Ciak
Verso le ore,
centellinando parole e confusi pensieri
mi manca la voglia di elargire dolori,
li tengo trattenendo la lama che trafigge le costole.
Mi chiedo quante menzogne mi rendono reo
mentre mi assale la tentazione di propendere ad un bel piagnisteo,
non va così lo stare in piedi
non è per questo che faccio tardi.
Storditi e annichiliti i neri corvi
adesso sputo sentenze
serpeggio in mezzo al sudore
scivolo tra la nebbia del fumo acre.
Piovviggina, che bello! Son solo,
senza fretta misuro ogni passo
non mi va di cadere
sui miei pensieri che come il fumo
son puzzolenti e poi svanenti.
Sto per riprendere la strada che conosco
quella che ho sempre percorso
quella che abbassa il sipario
...Mentre le luci si spengono...
Inizia il varietà.
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Commenti (2)
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Patrizia Ensoli4 settembre 2014
Leggendo questa poesia ho sentito un forte brivido l'autore incide ad ogni verso quel fumo nero e quel dolore sottile che lo accompagna nell'ode, riuscendo a far penetrare il lettore come in un vicolo buio, di notte e nebbioso... Disincanto, rassegnazione... a tratti rabbia ... e pure bellezza in questi versi! CHAPEAU
Giacomo Scimonelli5 settembre 2014
un varietà a cui non è permesso entrare a nessuno... un varietà solo per se stessi... tristezza e qualche tratto di umorismo amaro in versi profondi e incisivi...

