"Elizabeth"
Stefano Drakul Canepa
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Sei morta a tarda sera
e la terra era ancora un sogno,
un incenso breve tratto a notte
quando il silenzio si fa greve
Non sentivi la melodia del fiume,
non più il canto degli antichi segni
che percorrono il cielo come falchi,
non più i lamenti dei bambini in coro
Ti sei spenta con un soffio,
il brivido di una candela nera
esile nella tua seta di lucido incanto,
Elizabeth, tu che piangevi il mare.
Non sentivi più i miei passi,
non il calore delle carezze al cielo,
non i confini di un amore pallido,
sottile come la brina al primo inverno.
Sei rinata nel dolore, timida goccia
Di pioggia svanita dentro al cuore.
©
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
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