Risveglio
Non più sorrisi, ma di triste smorfia
è teso e stanco il viso, non più risa allietano i giorni ma
sguaiate risate quanto mai false
e inutili si prestano a celare
la verità, nuda? e mutila.
Tutto è spento, pochi lumi rimangono a mostrare
un sofferto cammino e di
candele tremano le grandi ombre che si gonfiano
a notte fonda per mimare ancora
il falso; graffiati i più riposti
angoli dello spirito di
lividi si mostra bruttato ogni sentimento
e il livore si spalma violaceo sulle guance
e plumbeo macchiato di chiazze bianche come tessuto gelato
pesa l’andare, pesano i lineamenti.
Il grande insegnamento alla fine sembrò essere
“vattene”. Nessuno
mi risparmiò quest’odio. E se la voce “vattene” risuonava,
di bimbo cupo
o squillante e beffarda
io non sentivo, non sentivo quanto
era lasciato. La pace forse, ma dissodare un campo mio
da me coltivato mi pareva lavoro ben riuscito
allora, e adesso?
Un cavallo alla mano vecchio e stanco seguiva con un lieve peso di fiori
sulla groppa piagata. Ma
procedere era bello e non sentivo affanno
nei chilometri lunghi, privi – solo adesso vedo, privi – gramigne
svelte laboriosa marcia supponevano
e ridenti cespugli di spine.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
C
Tutte le opere →
L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Annamaria Barone13 settembre 2014
di questa Poesia, bellissima e dolente, mi resta il passo del cavallo gravato dal peso di fiori e quella gramigna e quei cespi spinosi che quasi dorridono al passaggio, ma è un sorriso amaro, quasi un sopportare il ricordo di tempi di fatica e speranza. Splendida
