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Riflessioni 10 settembre 2014 · lettura 2 min · 1227 letture

Risveglio

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Claudio Toccafondi 268 poesie pubblicate
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Non più sorrisi, ma di triste smorfia è teso e stanco il viso, non più risa allietano i giorni ma sguaiate risate quanto mai false e inutili si prestano a celare la verità, nuda? e mutila. Tutto è spento, pochi lumi rimangono a mostrare un sofferto cammino e di candele tremano le grandi ombre che si gonfiano a notte fonda per mimare ancora il falso; graffiati i più riposti angoli dello spirito di lividi si mostra bruttato ogni sentimento e il livore si spalma violaceo sulle guance e plumbeo macchiato di chiazze bianche come tessuto gelato pesa l’andare, pesano i lineamenti. Il grande insegnamento alla fine sembrò essere “vattene”. Nessuno mi risparmiò quest’odio. E se la voce “vattene” risuonava, di bimbo cupo o squillante e beffarda io non sentivo, non sentivo quanto era lasciato. La pace forse, ma dissodare un campo mio da me coltivato mi pareva lavoro ben riuscito allora, e adesso? Un cavallo alla mano vecchio e stanco seguiva con un lieve peso di fiori sulla groppa piagata. Ma procedere era bello e non sentivo affanno nei chilometri lunghi, privi – solo adesso vedo, privi – gramigne svelte laboriosa marcia supponevano e ridenti cespugli di spine.
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L'autore
Claudio Toccafondi

Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo

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Commenti (1)

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Annamaria Barone13 settembre 2014

di questa Poesia, bellissima e dolente, mi resta il passo del cavallo gravato dal peso di fiori e quella gramigna e quei cespi spinosi che quasi dorridono al passaggio, ma è un sorriso amaro, quasi un sopportare il ricordo di tempi di fatica e speranza. Splendida