Ti direi
alias Marina Pacifici
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Sarebbe un'onda struggente d' emozione
a lambire il nostro abbraccio,
se tu tornassi
in un silenzio dolce più del sole
e una girandola di sogni
ritroverebbe il tempo andato
all'ombra di un sorriso
nella gioia di fanciulleschi passi.
Una manciata di giorni fiorirebbe d'incanto
in una primavera lunga un sospiro,
al termine di un inverno che incombe senza tregua
recando a chi decifra i segni
disincanto ed amaro sconquasso.
Ti direi del cammino dolce in una festa di luce
nella tua amata terra
e della carezza della ginestra in fiore
e del bacio dell'Appennino
dove il cuore mio
nella nostalgia
solo e sperduto erra
nel respiro tremulo di foschia
e di reminiscenza del mattino.
Ti narrerei della nostra stazione dimenticata
ormai in abbandono,
visitata soltanto dai ricordi
e dalla tramontana in solitario canto.
Ti direi, padre mio,
della notte che mi ghermisce nella tenebra
da quando t' accomiatasti
su un binario senza ritorno
in un'alba tra la pioggia
e la mia incredulità greve di rimpianto.
Ti confiderei
che sinfonia senza fine
risuona tenera la tua voce nel mio cuore
dove resti unico sovrano esule
nel regno in dissolvenza di un perduto amore.
Ti sussurrerei,
ma il rimpianto, tu lo sai, è cosa vana
mentre l'autunno già segna il passo
e l'estate dei nostri giorni,
fermandosi al valico inesorabile di ieri,
si confonde con il tuo sorriso evanescente
e campeggia all'orizzonte
ormai perdutamente lontana.
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