Non è più vivere

Si vive così
di impavida abitudine
o di cattiva resa
si vive
mentre la rassegnazione
negli occhi si fa spazio
ci si trascina
come sabbia su ciabatte rotte
si pensa appena
con la memoria spenta
muta
la parola è un pianto lagnoso
una bugia
che neanche più brucia
quando dalla bocca
esce come foglia
per vestire d’alibi
l’albero dei giorni
si vive
trascinando tra le righe
uno sfinito sogno
si vive di paura
di fame
di preghiere in disuso
di sprazzi di luce congelati
di umiliazioni
di spazi negati e ... affini
si muore
in questo tempo d’inganno
che morde e stride
che fugge
come fa una lacrima dal pianto.
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L'autore
Turan
Commenti (2)
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Donato Leo13 settembre 2014
L'augurio che auspicio a tutti è quello di vivere dignitosamente. Una società che soffre anche la fame, dovrebbe ribellarsi nei modi dovuti, ma credo non verrà mai ascoltato il grido di ribellione. Poesia che fa riflettere. Il poeta ha trattato l'argomento, molto attuale, con molta maestria.
Claretta Frau13 settembre 2014
Quanta malinconia per una vita, la nostra, che si trascina priva di emozioni, di certezze, di illusioni e peggio: priva di speranza.


