"La pelle e le altre foglie"
Stefano Drakul Canepa
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Per i miei sogni ciechi
e per le ombre che non ho mai avuto,
per le mie promesse d'oro
e per i muri che mi sono costruito
Per i deserti mai conquistati
e per le danze finite in una melodia
che stringeva il respiro
di una morsa infinita, senza cielo
Per le sere senza padrone
e per le mie ansie liberate nel tramonto
quando la luce è una maledizione
da ripetere ogni giorno
Per le ore che ritornano
con le voci maledette dal destino
e per le nuvole scure
mai tentate da una pioggia che corrode
La pelle e le altre foglie di cristallo.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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Massimiliano Moresco16 settembre 2014
Si avverte una voglia di non essere parte di quel mondo che sta là fuori, così dannatamente invasivo, così scelleratamente estroverso. Forse il buio dopo il tramonto è un sollievo, una culla protettiva nel quale sostare e proteggere la propria intimità.
Catia Dinoni16 settembre 2014
E la pelle che assume la trasparenza e ci fa vedere oltre, l'anima di cristallo che ha costruito le sue pareti per proteggersi... Un introspezione che scava dentro, molto accuratamente, e lascia intravedere un lembo di disincanto verso qualcosa che sembra aver deluso la fuori... Ben strutturata, scorre fluida fino all'ultimo verso, bravo l'autore.


