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Introspezione 24 settembre 2014 · lettura 1 min · 1961 letture

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Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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L'ancora gettata nella dolce oscurità rovista nel brodo strisciante a gattoni a meno che non si possano rivoltare mura, senza l'ausilio del fruscio. Ho assaporato il dolce gladiolo nei dolci frangenti dell'amarezza quel fiore che non infligge comprensioni perché sorride ai piedi e ai matti e col sorriso t'alza gli occhi al cielo. Rifiutai l'invasione della deferenza nelle primavere voluttuose della stanza, nel cui cesello ogni umana sofferenza si provava e s'esauriva nell'evoluzione di un microcosmo coeso d'inesattezze. Un mondo si creava e distruggeva un mondo senza visione oculare ma che tutto spiava e carpiva e sapeva. Il canto stanco della diffidenza quando si posava agevole nell'ossa, era un pianto asciugato dalla lucerna della luna dove ogni ricordo riposa nel suo vasto ventre.
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L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (5)

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Rosita Bottigliero24 settembre 2014

Versi introspettivi molto delicati... Sono velati di nuvole... Ma pieni di poesia. Molto apprezzata

Franca Donà astrofelia24 settembre 2014

sono sincera, a volte faccio fatica ad interpretare o a tentare di farlo ...ma perché cercare di capire, di trovare sempre un senso a tutto? la poesia ha il suo fascino anche senza essere compresa, solo amata per ciò che trasmette

Sara Acireale24 settembre 2014

Capire le poesie di questo Poeta non è facile, bisogna calarsi dentro la sua anima, immedesimarsi col suo linguaggio. Alla fine ci si rende conto della sua ricerca della verità, di qualcosa che ci innalzi al di sopra delle bestie per diventare essere umani. Almeno questo è quello che io "sento" leggendo questo autore. La seconda strofa di questa lirica, la trovo interessante e quel suo "dire" che il gladiolo sorride ai piedi e ai matti e poi ti fa alzare gli occhi al cielo. Alzare gli occhi al cielo, è quello che sempre dovremo fare, per non essere ancorati a terra, per acquisire un po' di spiritualità che non ha niente a che fare con la fede... La SPIRITUALITÀ possono averla anche gli atei se ascoltano la loro coscienza.

Catia Dinoni25 settembre 2014

"Un mondo si creava e distruggeva un mondo senza visione oculare ma che tutto spiava e carpiva e sapeva" Leggendo percepisco questa sorta di bolla, un microcosmo appunto che contiene un mondo interiore dove si fa dove si disfa, dove tutto si può, dove si ha selezionato la bellezza e la purezza, dove ci si sente ovattati e per questo compresi, primavere dentro una stanza... ricordi di tempi lontani di sogni, aspettative e tormenti, ricordi dai quali forse si vuole accommiatarsi affidandoli a chi da sempre sta là, la luna, silenziosa ascoltatrice delle nostre pulsioni. Si può prendere commiato dai nostri ricordi, dal nostro passato? Penso di no, fanno parte del bagaglio che ci ha formato, siano essi buoni o meno, ma parte di noi

rita iacobone26 settembre 2014

Da questa poesia percepisco un 'anima che rivisita momenti importanti della propria esistenza, ipotizzando quasi una separazione da essi, lo stile è quello personalissimo di un poeta che sa porgere i suoi stati d'animo in modo tale da costringere il lettore ad una profonda analisi del testo permettendogli di trarne così una interpretazione personale e interessante.