Il buon selvaggio
Daniza grida che se potesse ancora - un'orsa! un'orsa!- vorrebbe ritornare...
Avrai sentito il crescere del bosco,
guardingo alla mano smeriglio,
saltabeccare l'erba sulla roccia e sull'artiglio
falcato alla forgia della giustizia- giusta d'ogni cifra umana.
Nella mia selva ogni giorno si muore senza dramma,
e chi si fa domande è un visionario
piegato ai lombi di una risposta evasa.
Qui non si ascolta l'asolo di un bosco,
l'arreso incedere di trappole di luce,
ma l'evidenza di un fuoco che deflagra,
la brace spenta di terra che s'ammuta.
Vai decifrando le nudità selvagge
della mia civiltà vestita- a- festa
che teme un grottesco cartello -Attenti all'orso!-
e pianta chiodi ai bracci di una croce.
All'alba di un vagare intemperante
tra delizie di miele e Spini di Giuda
l'usta ferale della medomina
inganna il buon selvaggio - per errore-
E per errore assisto al naufragare
degli occhi più spauriti e teneri del mondo.
I tuoi,
ch'eri già nato morto.
I miei,
che sono un orso visionario.
Per l'insignificanza di un artiglio,
un bosco d'altre grinfie s'accomoda il colletto
e il ruglio di un coro di scuse
si fa minaccia al cielo...
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
P
Tutte le opere →
L'autore
Paola Piccolo
Già nacqui nana nera, ma della stella mai conobbi lo splendore!Mi toccó in sorte di rifar la vita intera nel percorso a ritroso delle ore.Giunta alla fine poi del mio cammino,la luce avrei trovato...mai di una stella, ma almeno di un lumino!(La nana nera é una stella che ha completato il suo spegnimento...)
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!