Dies irae dies Dei est
Azar Rudif
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Ti condivido la mia anima
or che giunge dies irae
e seppur t’ascondi
l’opra Tua pur mi tocca
che sfuggente non è
al senso mio del vero.
Cammino scalzo et sine passo
in nero fiume sine passio
scorro tra sponde di fuoco
ove s’affondano neri arbusti
e radici artigliate ad alma terra.
Gea, Genesi rinnova e Nemesi!
Arriva stormo di corvi,
nere penne perse nel vento
a rapir lo spirito mio sempre vivo
che or attende di scomparire,
nel nulla obliarsi e spegnersi
un attimo, solo un attimo
spegnersi!
Ma il Fuoco m’investe
a nuovo risveglio
son drago
son falco
a squarciar i veli dell’universo
e veder ciò che niun vede
nel timor d’occlusi occhi.
Vita non vive del timor di vivere!
Ritorno a seguir stellata rotta
del fugato astrolabio
su lamina segreta e ignota
che ad armillar sfera reca
e celato luogo svela
immobil centro e rotore
fermo in un punto di infinito.
Non sei terra di gnosi!
C’è una piega dell’anima
ove s’asconde nostra vita.
Guardar oltre svela final arcano.
Infinito e nulla non han differenza.
Tirerò la tua tunica un giorno
e ti volterai, Dio!
©
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (1)
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piera tola3 ottobre 2014
Una nuova genesi... sarà mai possibile? A rischio estinzione terra? Si forse è vero piano piano ci stiamo avvicinando...! Apprezzatissima questa lirica che mi ha lasciato un brivido e l'immaginazione d'un mondo che vorrei.

