Apocalypse
Peppe Cassese
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E lasceremo carni devastate
dal tempo che governa ogni destino
cercando e ritrovando il fanciullino
che stringe al petto e a sé le sue bravate.
E diverremo facce rassegnate
per affrontare il vento pellegrino
che inonderà con l’acqua del mattino
il fuoco del giudizio e le frustate.
E quando finirà questa ventura
la bocca non potrà più barbugliare
sbarrata da quell’orrida paura
che salirà sui monti a perpetrare
la lotta della vita che procura
il tratto di cammino a terminare.
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (2)
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Maria Luisa Bandiera4 ottobre 2014
Il titolo di questa poesia è già espressione ed introduzione alla poesia stessa, emerge inquietante l'ultimo tratto di cammino da ultimare in questo mondo altrettanto inquietante... nel suo triste contesto, apprezzata...
Giovanni De Gattis11 ottobre 2014
Non smettere mai di sognare e di credere nell'amore e nelle cose possibili e realizzabili insieme, perché la vita è il nostro paradiso terrestre e non possiamo ingannarci con visioni pessimistiche e atroci. Apri gli occhi e pensa all'infinito che è sopra di noi... libero di esistere.


