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Fantasia 7 ottobre 2014 · lettura 3 min · 1482 letture

Sono l'Architetto Versi

Azar Rudif 263 poesie pubblicate
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Ho per nome di casato un complemento oggetto titolato da un verbo accompagnato da depressione omicida curata da psicanalista venne mutata in esaltazione suicida e tal son diventato fino al punto d’esser ora uno spirito. Che gran professore di pneuma, pneumatici e menti al mentolo! Salto la siepe della follia di gialli fili d’erba e mi ritrovo acrobata funambolo su una lunga fune rossa, regge un capo una donna e l’altro un giovine, forse un figlio. La corda ondeggia e volo nell’abbisso della saggezza. Ora sono nella valle dei cocomeri rossi con i semi dell’ignoranza e l’albero parlante mi svela che sono semi di semantica. Mangio una fetta di cocomero, scarto i semi dove nasce l’albero della serpe attorcigliata e della donna nuda. Sta dormendo e rubo un frutto quando appare Dio, mi rimanda irato nel mondo irreale del falso. Sempre vissi, vivo e vivrò da Spirito Libero anche se nascosto nelle pieghe di una giacca e dietro nodi di cravatta. Sempre fui, sono e sarò ciò che deciderò di essere, e senza etiche volteggerò come furibonde eliche. Non diventerò mai uno dei vostri progetti perché son io a disegnare colonne doriche, bifore, volte a tutto sesto e contrafforti. Rimettete le vostre maschere e non dimenticatele sulle panchine, ci sono bambini innocenti che giocano a fare i grandi. Sono io, l’architetto Versi e son di questi tempi uno spirito che in ultimo ebbi sembianze in corpo di donna che di belle fattezze non fu avara e spesso licenziosa fu. Or mi tocca posseder questa specie di poeta che par un orso quando speravo in un capitano di lungo corso ma visto che devo cavalcar a capovolto dorso m’accontenterò di sollazzar costui che m'invitò a galante invito. Ascolterò un coro di cappuccini incappucciati inseguiti da un organo e gregoriana voce al cui udir, tal mio posseduto poeta, si strabilia mentre io altre occulte ovalità mi strapazzo. Datemi carta e calamaio mi scappan dei versi, costruisco versi a iosa e nel poetar come i poeti son giocoso spirito. Or torno a posseder esto orso di poeta sulla cui testa vola un falco e vigilo io che nessun altra si avvicini che son geloso spirito. A tal proposito, ancor spiegar mi deve della carina della mini! Or saluto e con un inchino attendo l’applauso son io l’architetto Versi ed ho il casato titolato da un verbo.
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Salve, sono l'architetto Versi ed ho rubato il Pc ad Azar, ma come promesso vi verseggio della mia biografia. Ora è chiaro chi io sia, spero! Un grazie a chi ha bloccato l'esorcista ed un grazie ad Azar per avermi concesso una delle sue foto che ho rubato dal suo pc... ma come diamine fa le foto?!??! e poi dice che io sono folle: -D... però a volte mi sento come il campanile!!!!: -D

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Azar Rudif
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Commenti (5)

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Massimiliano Moresco8 ottobre 2014

Interessante questa poesia che si fa biografia tra scanzonati e paradossali versi e confessioni alchemiche. Mi piace questo modo di fare poesia e trovo la seconda strofa particolarmente bella e ricca di poesia.

piera tola8 ottobre 2014

Uno spirito libero veramente, versi di fantasia si ...ma non ti nascondi sicuramente dietro un nodo di cravatta... estroso poeta l'architetto che c'è in te è molto articolato ma, non troppo moderno e non troppo classico direi versatile. versi molto interessanti.

poeta per te zaza8 ottobre 2014

La lucida follia del poeta, la libertà dei punti di vista, parole e immagini molto significative.

Catia Dinoni11 ottobre 2014

L'acrobata architetto... ma ben venga, quanti di noi sognano di uscire dalle fila "rompere le righe della noia", e questo testo ne è un ottimo esempio, il voler evadere dagli schemi del quieto vivere per lanciarsi in quella corsa folle di versi, che non per forza dobbiamo cercare di interpretare, perché mai? Vi leggo una bella poesia, che tiene il lettore incollato dal primo all'ultimo verso. Dico w questa sana follia, w l'architetto versi, l'applauso è scontato... un'opera degna come il barbiere di Siviglia, connubio perfetto.

Paola Riccio24 luglio 2015

Funambolo della parola, eteronimo del poeta, geniale incantatore e affabulatore, sono qui che con un inchino faccio un applauso all'architetto Versi.