Sine Pax et bellum
Azar Rudif
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Urla il contadino con la falce
a recider grano e gramigna?
Così la gran Falce è usa
andar per omini raminga
che d'odio, Oculus,
s'è riacceso e vendetta .
Guardo, dal mare una costa,
umane presenze mute
fantasmi, forse,
morti, certo.
Alle mie spalle,
onde non monotòne vedo
dibattersi lungo i moli,
allontanare e perdersi
al mare aperto fuggenti
equal iperbole e tangenti.
Son onde di disarmonica funzione,
di persa frequenza e mute,
son onde morte
in uman senso,
oblio d’armonia.
Meglio non ascoltar delle cose
il senso ultimo e primo germe,
nel vibrare di quest'esistenza
d'armoniche frequenze
che dal nulla ribollono
ed inondano non viste,
non sentite come fosser morte.
In tal silente crepuscolo
un demone ed un angelo
afferrano uniti e girano
mestolo simil nodoso bastone
e disfano nell'alchemico paiolo
che è forma d'urlo di un Dio
non sconfitto, ora di ritorno
lungo la strada ch'era per tutti
ed è ora deserta d'anime
che han perso via e armonia.
Solo un urlo mi esplode dentro
a risucchiar tutto ciò
in un odio che non domino
se questa è nascente morte
che in anima sorge arcaica.
Vita e morte
nulla e infinito
siete miei e morirete con me
ove io non morrò.
Mai!
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L'autore
Azar Rudif
Commenti (1)
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Catia Dinoni20 ottobre 2014
Splendido verseggiare, avvolgente, travolgente, dove ci accompagna il poeta? Un viaggio tra i meandri del bene e del male, l'eterna lotta dell'umanità, falce che recide il grano (nutrimento per il corpo) falce che recide l'anima errante... "Meglio non ascoltar delle cose il senso ultimo e primo germe, nel vibrare di quest'esistenza d'armoniche frequenze che dal nulla ribollono ed inondano non viste, non sentite come fosser morte" Mi colpisce questo passaggio, lo trovo potente... e mi esplode come l'urlo dentro... vita e morte nulla è infinito... già! Poesia degna di nota.

