La strada
La strada s’inerpica
lungo la china rosata del cielo,
un pensiero d’amore
un pensiero di morte
racchiudono la vita
che si prepara all’ultimo
viaggio. Sono
stanco? Non so, tra frastuoni del mondo
e sorrisi un po’ spenti
disseminati attorno
scorgo anche una stilla
di pianto, odo un singhiozzo,
e mi sembra di entrare
in comprensione strana delle genti,
ma ad un tempo mi sento
con me più discosto.
La vista scorre d’intorno
e paesaggi fatati
si spiegano dinanzi e scenari
pulsanti ancora attirano
e invitano a guardare.
Scorgo lampi di luce,
schegge di fuoco azzurro
come zaffiri purissimi
circa il mio volto insieme
festose sfarfallare, eppure istanti
di oscuro tremore
mi mostrano che il male
non è molto lontano.
Un monte di stracci
nella luce diffusa
prende aspetto di perle
con le quali intraprende
un conflitto stringente.
Lontano lampeggia un segnale
come grande cartello
pubblicitario che impietoso ostenta
inganni atavici. Ritorno
in me, ma cosa importa
ormai?
©
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L'autore
Claudio Toccafondi
Sono nato (nel 1938) a Roma, dove ho sempre vissuto - salvo viaggi di diporto o di lavoro - nel rione Prati. Ho amato e amo moltissimo la mia città, visitata, fotografata e camminata assiduamente finché gli ingravescenti acciacchi non mi hanno limitato nei movimenti (a Roma se disce: a chi tocca 'n ze 'ngrugna). Scrivo
Commenti (2)
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Stefano Acierno21 ottobre 2014
scritta molto bene, è come ti precipitasse un po' in un delirio, com'è la stessa vita
Annamaria Barone22 ottobre 2014
importa, importa sempre quella scheggia di luce, quei colori zaffiro e lo sguardo acceso, importa guardare al giorno ed alla nuova luce, al tempo che scorre ma porta con sé i semi del nostro vivere

