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Satira 7 novembre 2014 · lettura 2 min · 1656 letture

Sull'autobus

Anna62 196 poesie pubblicate
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Non reggo più queste percezioni, il sentirmi addosso la vita degli altri, così tangibile, coi loro fiati addosso, sul bus del mattino. Osservo la testa di una donna: ha, sui capelli di stoppa, ancora l'impronta del cuscino, e una riga di ricrescita larga due dita. Come le due dita con cui caverei gli occhi di questo che mi sta troppo vicino. Sulle mani risalta lo smalto rosso, rosso come il sangue che mi ribolle nelle vene per essere costretta in questo esiguo spazio. Ha lo sguardo ebete, si lo sguardo ebete! E intanto un ragazzino mi pianta lo zaino sulla schiena, ché lui va a scuola, ma non conosce educazione. Così lo spintono, ma è intento ad ascoltarsi una canzone dall'iPhone di ultima generazione. Un signore distinto mi gocciola l'ombrello sui piedi, gran cafone, ma distinto. D'istinto gli appiopperei un sonoro ceffone! Qualcuno, più di uno, teme di sprecare l'acqua, eppure tanta n'è venuta da rimpinzare ogni acquedotto. E capisco che costi il sapone: evitate, piuttosto, effervescenti effluvi ché non coprono l'olezzo da caprone! Poi, pronta alla porta, uno, che difetta di arguzia, mi domanda: scusi scende? E per dio, lavati i denti! Io non la sopporto più questa gente! Non reggo più tutte queste percezioni, il sentirmi addosso la vita degli altri, così tangibile... così olfattivamente incompatibile! Su, apra 'sta porta, ché non vedo l'ora di scendere!
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Per il gusto di sorridere, senza voler irridere!! del resto chi è abituato a viaggiare sui mezzi pubblici, ben conosce queste situazioni... Alla base, però ci sono considerazioni sui comportamenti, gli atteggiamenti umani e il venir meno, a volte del rispetto di alcune regole di condivisione di spazi pubblici e ristretti. Poi ci stanno le note di colore, certo! Spero non siano state di cattivo gusto per chi si è apprestato a leggere!

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Anna62
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Commenti (2)

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Elle L7 novembre 2014

Sembriamo piccoli mondi incapsulati e spinti da un immaginario perverso che vorrebbe far pagare agli altri ciò che ci è appena capitato, così si scontrano le generazioni... Ma quello che l'autrice qui mette in risalto è come ci si relaziona agli altri, quel sentire forte un alone di perduta voglia di armonico stare tra le persone che permette alla maleducazione di avere la meglio... Ed è vero, non conta l'età, ma un profondo menefreghismo dilagante... gas nervino e anidride carbonica

Rita Minniti7 novembre 2014

In tanti si sono ritrovati in queste situazioni, ma non tutti riescono a scrivere di tutto questo. Sembra facile, ma, se non si provano certe sensazioni, direi anche sgradevoli e fastidiose, non si riesce a esternarne il pensiero! L’autrice, con sagace interpretazione, lo ha fatto con scioltezza e grande proprietà di linguaggio. Ogni strofa è ben calibrata col pensiero e, tra le pieghe, si riesce a cogliere anche rabbia e ribellione contro, purtroppo, un’un alternativa che non c’è… perché ci vorrebbe civiltà, rispetto ed educazione. Basterebbe poco anche per rendere questi momenti socievoli e costruttivi… ma non è così.