Futuro perfetto
Peppe Cassese
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Non gioco più nel cielo in carbonato
in questo mare verde propilene
con pesci saltellanti in alluminio
tra vele e onde sfatte dal catrame.
Ho un acero di plastica in giardino
con foglie in microfibra verde scuro
che solo a tarda sera per due cicli
si illumina col sole che tramonta
dal faro in HP nero cobalto
sul muro della fabbrica di fronte.
I monti di rifiuti in lega dura
i fiumi e i laghi grigi e la pianura
bluastra e giallo ocra e la collina
montata con lo sterco dei gabbiani
mi fanno da cornice e compagnia
venti minuti e trenta o giù di lì
quando rimango in casa il venerdì.
Domani per la festa del bisavo
io vado al quarto sito a Plastiland
per visionare a turno in piazza Hearth
un unico esemplare di castagno
un albero diffuso tempo fa
con foglie vegetali e una corteccia
di puro legno e rami originali
protetto da uno scudo in acrivill.
E’ l’ultimo scampato e il nonno dice
che tempo fa ce n’erano a milioni
insieme ad altri ancora e d’ogni tipo
con monti laghi fiumi e mari blu
togliendo spazio e vita a noi quaggiù.
L’ho visto attentamente ed ho notato
sul basso incisa vecchia un’iscrizione
con sopra cuore e freccia e questa frase:
“Uniti per la vita da una vita
divisi da una specie ammalazzita!”
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Peppe Cassese
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