Stava su la spiaggia
E’ cominciata subito confusa
la storia co’ ‘na donna manco bella
ma un po’ il visetto, un po’ la vita snella,
l’ho percepita come favolosa.
Stava su la spiaggia, a Rivabella,
lì, dietro ar molo, do’ se sparge er mare,
per un pochino ha preso a ciondolare,
pe’ capi’ bene come intercettarla.
E mentre mi accingevo a interloquire
lei stava più spalmata che distesa,
coperta da una seta così arresa
da sfidare lo sguardo a non guardare.
Sentivo di dovere far qualcosa,
magari domandarle questo o quello,
così je faccio: – Ciao, sono Marcello!
E lei: Ma davvero? ‘Sti cazzi, Luisa!
Insisto per cercare qualche intesa
e dico: - Vuole che le tenga io il cestello?
- E reggi un po’, me pari mi fratello...
Me raccomando, solo fino a casa!
Toccavo il cielo come può un uccello
sbirciando i movimenti di Luisa
troppo costretti in quel tailleur rosa,
sopra a due tacchi da premio Campiello.
Ecco una piazza e innanzi una chiesa
e come folgorato dal destino
poso la spesa, mi faccio vicino e...
- Vorrei sposarti se non sei già sposa!
- L’evo capito sa‘, ch’eri cretino!
Ma nun hai visto che tengo la fede?
Mi’ marito, solo se te vede,
co’ te ce fa la legna da cammino.
Davanti all’evidenza tocca cede
e oggi a te t’è ‘nnata proprio storta:
magari, se me cerchi un’antra vòrta,
nel futuro che c’è chi lo sa vede?!...
Chissà domani come se comporta
il circuito disfunzionale de’ la mente?
Vie’ de mattina, fa’ finta de gnente,
passa de dietro, ce sta ‘n’antra porta.
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