Disperazioni equivalenti
Non scrivo diari, neppure privati. Meno che meno lo sono i miei testi. Qualcosa di me lo troverete, inevitabilmente, ma sono forme del pensiero che provano a sorpassare le mie per andare oltre.
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Filtra un'accesa sensibilità, irrobustita da immagini e termini che non accettano compromessi. Sembra dilatarsi la percezione di un duo madre- figlia, nell'onnivoro ritaglio di tempo anonimo, fatto di "cuori- fiori- santi", alla ricerca di un senso non racchiuso in un fregio di plastica.
Non è certo un'opera di fantasia. Il contenuto è quanto di più reale e crudo si possa immaginare. La ricerca del fine dell'esistenza corrode l'uomo da secoli, e se tanti trovano conforto nella religione, è pur vero che la ragione rifugge qualsiasi scorciatoia e si strema nel tentativo di dare un senso a ciò che forse è insensato. Le immaginine e le rose di plastica sono un povero ombrello aperto di fronte all'uragano. A tanti servono. E neanche l'autrice, in questo componimento lucido e poetico, riesce davvero a farsi beffe di queste bizzarrie. Condivide il dolore. Osserva chi è agli antipodi con il rispetto e l'amore di una sorella. Perché in fondo, dinanzi all'abisso, l'unica cosa sensata da fare è prenderci la mano. Bellissima poesia.
Forse la fantasia deve intendersi come una forma per descrivere in poetica sensazioni ricche di interiorità e il germoglio dell'essenza è ravvolto di forza e dolcezza infinita.


