Serafica luna

Guardo a quel ciel oltre ogni nuvola
pensando a ieri
senza ormai remore
e già dilania la solitudine
che spinge al tranello
d’inattitudine...
Vacuo protende
innanzi il cammino
privo di luce
e di stella polare...
annuso un refolo recante l’odore
acre e pungente di quel destino...
Sbriciola il tempo tiranno le ore
protende innanzi l’angusto sentiero
ma mentre tentenna l’ego insicuro
squarcia di lampi il celeste impero.
Sprazzi remoti sorti dal nulla
magici e provvidi alla pari di culla
torna a pulsare la guida nel cielo
vivida esorta spazzando quel gelo...
mitico auspucio di buona fortuna
e sorride financo la serafica luna.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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