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Spirituali 20 dicembre 2014 · lettura 7 min · 1126 letture

Trascrizione poeticadel Prologo di San Giovanni con alcuni Versetti dell'Avvento

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Un tempo antico, prima che il Cosmo fosse, quando la Notte sempiterna regnava, e i cieli oscuri eran privi di stelle, quando il sogghigno serpeggiava del Nulla nel glauco cuore dell’essere del Nume, quando nel tempo un tempo non soffiava nel sempiterno scorrere delle attese, immensamente e a principio dell’Ordine v’era l’Azione, e l’Azione era in Dio, e quest’Azione era il Dio che si vive e che in eterno regna sulle sue sfere e che conserva come un fiore al mattino del suo Creäto la bellezza in rugiada, e che le rose fa fiorire di freschi rubini ai clivi dei più caldi deserti. L’Azione stava nel cuor di questo Dio: ella ordinò le materie delle luci, degli astri in fiamme, dell’acque dei torrenti, i mari immensi del cielo ancora oscuro, i verdi sterpi delle praterie amene, i biondi grani del deserto infinito, e popolò di pesci e di belve e ancor d’uomini le terre allegre, l’onde dei fiumi e i nembi; e quello che è fu fatto per mezzo suo, e dove manca la potenza sua - il braccio - nulla fu fatto, restava il bieco Nulla. Ell’era Vita, la luce delle genti, e come in Notte, quando i cieli son cupi e non v’è un astro, non uno stral di Luna, quando le selve sono sepolcri ombrosi nel reo mistero delle nottole infami, l’ansie lucerne si splendono gentili, così l’Azione si splende nelle tenebre. Ma, ahimè, oh reo Fato! La tenebra respinse questa lanterna, il Nulla volle vivere nella paüra di divenir qualcosa, e si divenne la legge del Ribelle, dell’orba Serpe, e dell’Accusatore, e colse il frutto dalle mani degli Avi della doglianza, della disperazione e delle crude e orribili miserie. Passaron anni, e trascorsero i secoli, là, tra gli Eletti del Popolo di Dio, storie di dubbi, di dolori e di guerre, segni di sferze sulle schiene dei miseri, arpe dorate che pendevan dai salici, un uomo venne mandato dal Signore, ed era il nome santo di lui Giovanni. Nacque dal ventre vegliardo e spento e in grembo d’una vetusta signora e per miracolo, e appena volto il sorriso piangente alla vegliarda, questa qual giovinetta or ricambiò il gaudio del bambino, e diede al labbro novellamente il verbo al muto padre, sacerdote del Tempio, e il latte dolce lambendo dalla madre si sorrideva nel sogno del cugino; e nel frattempo, vedendo quest’affetto dall’alto scranno d’un cielo or più ribelle tremava il lume della Ragion beffarda, l’alta bellezza d’un cuore fatto in Mostro, e si lagnava, e s’inquietava in tremiti la bionda chioma - e il lieto viso d’oro - del Male orrendo, le corna della Bestia, e in sua stoltezza gridava: «Io sono il Dio!», e corrompeva allora il serto in Giuda del vano Erode e delle donne sue. Ma egli, Giovanni, venne a testimoniare l’immensità dell’alta Luce del Signore, perché con lui tanto potessero credere a Lui del Quale egli mostrò la via. Ma questa via non era affatto il suo linguaggio, né la sua stirpe, né le sue spemi immense. La Luce vera, inver, stava crescendo, e fu l’Azione che si divenne carne, era il Signore, il Creätore stesso che fece il Cosmo e che plasmò le terre, e ora si fece nella terra e nel Cosmo. Si stava in doglie la Madre or santa e vergine, errando andava col suo sposo Giuseppe, e ne bussava alle porte dei grandi, e alle locande, e dei palazzi altèri, e di coloro che dicevansi amici, e dal dolore immensamente urlava, gridò un soccorso, e l’uom suo disperava, e ad ogni porta nessuno rispondeva, non accoglieva un’anima la Donna, ed ella a terra spesso cadeva in doglia, e supplicava, e lamentava il Fato, e per lenire il dolore feroce quasi graffiava il suo medesmo volto. Nessun apriva, nessuno l’accoglieva, ognuno stava come una roccia ai monti d’una caverna nella tempesta urlante: soffia alla pietra il vento tempestoso, penètra e grida, e vorticoso fischia, urta quest’aria alla spelonca cava, per gli atri suoi lentamente se ne vola, ma l’empia roccia non intende mai nulla, si giace inerme, terribilmente immobile, e spesso vale ben poco anche la terra che in terremoto si spezza in molti abissi. Eppur la Madre n’ebbe ricetto amico in una stalla, e il Figliuolo si nacque nudo e piangente sulla grezza e pungente e secca paglia frammista a terre e fanghi che n’assorbiva l’ansio sangue materno, tra i bei sospiri d’un vecchio e bianco bove e le lagnanze d’un negro somarello, e tra gli armenti la nenia del suo sonno era cantata dalla zampogna d’un misero: nessun pio letto, nessuna regal porpora. Intorno - e solo - coi pastori si stavano le tetre zecche delle pecore insonni. Egli, il Bambino, l’Agnello del Signore, venne a Israële, nel suo Popolo eletto, e i suoi figliuoli or non lo ricevettero; e lì, a Betlemme, le genti preferirono far le lor feste per i pochi tributi, pella dolcezza del miser censimento, per far le lodi a Erode e in fin a Cesare, per salutare le buone merci e l’oro, il mal pagato sudore degli schiavi; e in mezzo a loro sogghignava la Bestia che da un ciel stolto li chiamava pur liberi e li indrizzava alla fede del Male, alla dottrina del peccato e del vizio, al Nulla infame che disse: «Io sono l’Ordine!», e i lor denari accresceva ridendo, come le stelle, i farisei dannati, e sopra un monte l’ombre piantava oscure già d’un supplizio terribile e feroce. Ma un dì, cresciuto, il Bimbo or venne l’Unto e ai ladri e ai tristi e all’ansie meretrici che lietamente sempre più l’accoglievano il tron concesse dei Figliuoli di Dio, e a quanti in pace cedettero al suo nome; e queste genti non da carne e da sangue ebber la Vita, né da voler dell’Uomo, ma dalla mente del Signore possente. Allor l’Azione si plasmava di carne, e della terra, e dei fanghi e di cenere, e onnipotente divenne per sua scelta fragile come un ramoscello secco che facilmente del vento il spiro piega, come una traccia di nebbia presso il sole; e in povertà si venne a dimorar con noi, e condivise le nostre tende ombrose, le nostre tante impronte nella sua, dall’occhio lesse le dubbiose incertezze, col sangue suo perdonò i nostri rei peccati. Fu contemplata la sua possente Gloria, Figlio del Nume l’ebbe dal sommo Padre, e fu la Grazia, e fu la Verità. Oh tu, pastore, che qui serenamente lungo la stalla vedi un bambino in fasce, ecco, Egli è Legge, colui che vuol Giovanni: nel pio sorriso di quel pargolo in sonno, guarda! Un mistero: il volto del Signore; ed Egli è il Santo, ed Egli in Ciel è Amore!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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