Celesti lagrime
Paride Giangiacomi
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Ruscello dei pluviali,
inconsapevolmente,
scrosciando in borbottio
dilava allegramente
il selciato sozzo
dagli umani vizi;
festoso e musicale,
della stessa sostanza del cielo
(e quindi)
di nobile stirpe,
nelle vene del mondo, scorre,
ignorando il proprio destino.
Distratto dal gracidare assordante del tempo,
ascoltando la sua melodia immutevole,
vien voglia di chiedere
dove sia stato durante il lungo silenzio,
fatto di stanze vuote, non vissute
e di parchi orfani di bimbi;
per quali offese
occhi celesti,
han scucito sacco di lagrime...
Eppur di ciò non ti curi,
e continui la corsa;
lambisci i marciapiedi, accarezzandoli,
precipiti in buchi neri
e colmandoli, risorgi più rutilante e rumoroso.
Ti arricchisci, impoverendoti,
fino, della corsa, al tuo destino:
quale che sia forse ognun sa,
ma non è nostro il compito
di svelarne il suo segreto.
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L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (1)
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piera tola25 gennaio 2015
Trovo la poesia molto elegante, la pioggia oggetto di riflessione di una evento atmosferico tanto naturale... eppure le sensazioni che ci rilascia cono molteplici, tanto da stilarne una poesia. Alle volte rilascia tristezza la pioggia, ma può essere allegra, purificatrice ti lasci bagnare nella corsa sotto di essa ed a ogni goccia una storia. Sei strofe tutte molto belle tutte ne cantano una diversa sensazione, tante emozioni in quella pioggia che cade e si perde chissà dove... particolarmente gradite le prime due...(strofe).

