Tempo instabile e greve
Melina Licata
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L’aria odorava di zagara
annunciando l’arrivo della primavera
germogliavano i ciclamini
ed una brezza ventosa vorticava
portando con se del mandorlo nuvole di petali rosa.
Madre natura ridestava ogni cosa
e gioire faceva l’anima
incantata dai colori del giorno.
Un tiepido calore zoppicava
verso l’arrivo di un Giugno infuocato
fiacco il corpo ed affaticato
desiava riposo.
Magnanimo il sole picchiava,
dorate rendeva le spighe
e frutti d’ogni sapore
deliziavan il palato.
Pian piano il calore scemava,
il mosto riempiva le cantine
mentre un plumbeo cielo,
all’autunno apriva le danze, pervadendo nell’aria,
profumo di pioggia
e folate ventose, che di foglie
ricoprivan la terra.
Di malinconia e tristezza
intrisi eran anima e cuore
per la stagione andata ed il mutamento.
A salutar l’inverno
eran rami sempre più nudi, alti,
come braccia protese, all’abbraccio del gelo
che cristallina rendeva ogni cosa.
Nulla è più come prima
nell’aria ormai il tempo è confuso,
è un’ombra la primavera
e non c’è più il calore di un sole infocato,
ma brace che arde
in notti di luna sempre più insonni.
Non c’è più l’autunno,
ne un sereno Natale sotto la neve,
ma solo tracce di un tempo
instabile e greve.
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L'autore
Melina Licata
Commenti (2)
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Umberto De Vita6 febbraio 2015
Una bellissima lirica sul cammino della natura: si veglia, si addormenta e poi si risveglia. Versi eleganti e ben calibrati. L'ho apprezzata molto.
Cinzia Gargiulo17 maggio 2015
Vero, non si riescono più ad individuare le stagioni è rimasta ormai solo una suddivisione "scolastica" e nulla è più come una volta... colpa dell'uomo e dela sua stoltezza? Una lirica ben rispondente la tema trattato, molto apprezzata.


