Requiem
“Non presto, o mie parenti...”,
il vespero esalava
l’intima gioia ava
ad uso dei presenti...
Non correr di follia,
o presunzione,
che svuoti in faccia alla novella azione
l’aria della malinconia...
Non fu così che parve
nel pianto dell’intimità:
disteso corpo in larve.
Stracciò la realtà:
e rise in faccia all’ ombra,
e smise al suon di tomba...
©
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