Flirtando con Jacques Prevert
Peppe Cassese
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I ragazzi che si amano
si affacciano al cielo del loro PC
tra un no sincopato e un candido sì
postando passioni vogliose e parziali
che fanno la spola ai no virtuali.
I ragazzi che si amano
ciattando col gusto di donna Prassede
non sanno distratti che cosa succede.
Stupiti e confusi vorrebbero udire
di menti assopite le fragili ire
ma l’occhio accanito fingendosi vero
formatta distratto l’ardito bolero
e fissa nell’aria istante su istante
del cuore l’icona contesa e ambulante.
I ragazzi che si amano
già credono avere in tasca il destino
che osserva distratto il banco vicino
ma quello ignorando si sveglia stordito
toccato dal canto del verso finito
che brucia improvviso un attimo solo
bloccato sul bordo di un pallido volo
e l’ali riposte dolenti e impoltrite
non sanno creare che fiabe finite
e il t’amo è un composto di modo assoluto
posato sul fondo di un verbo incompiuto.
I ragazzi che si amano
sorridono a frotte con scarno mestiere
feriti soltanto dal caldo piacere
di chi cospirando un'ardita scommessa
si attacca impigrito all’antica promessa
che corre e sostiene un pio sentimento
viaggiando con pochi cliccando con cento.
I ragazzi che si amano
esposti su tavola di file imbandita
si attardano a stendere in fretta la vita
che madre affettuosa non sa motivare
e lascia i suoi figli cullati a versare
quintali di sciami di sogni caduti
sul desco col mouse per lei riveduti
e stromba e spernacchia cedendo un po’ il passo
puntando una stella con tale fracasso
che stende un copione col tu inconcludente
marcando la storia del poco e del niente.
I ragazzi che si amano
or danno degno spazio a quel rapporto
che un giorno appena è nato è a pena morto
e stanno senza voce e poco affanno
sul palco inappagato dell’inganno.
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (1)
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Azar Rudif12 febbraio 2015
Ottimo spunto da una poesia di Prevert (della quale adoro il secondo verso) che viene, in questi versi, estesa e dispiegata.

