Duecento
Peppe Cassese
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Ed ora con duecento grido BINGO
e un nuovo volto in faccia mi dipingo.
Da un lato l’occhio triste di Pierrot
dall’altro un riso amaro e Pulcinella
al centro sconfinato quanto il mare
perché con la sua gente vuol cantare
un motivetto a tempo fatto in la
“Nuie simmo freve e sale, ch’amm’a fa’!”
E adesso che i duecento son di presso
non so se sono effetti di un processo
o solamente gatti squinternati
che graffiano o che leccano baciati
dal sole che si affaccia alla vetrina
dei sogni della notte aruspicina
e intonano suonando con un mi
“Nuie simmo sulo nate pe’ nu sì!”
E mentre i miei duecento sono quivi
ritorno al tempo andato e ai congiuntivi
quando metaforando a tutto spiano
scavavo l’es e l’id da buon froidiano
convinto di postare cieli immensi
geniale nel fregare i cinque sensi
ma una vocina chiese con un re
“‘E cose ca tu scrive... so’ pe’ te?”
E infine i miei duecento infiocchettati
si offrono e se vengono ospitati
li lascio con piacere in casa vostra
girando assieme uniti sulla giostra
di questo mondo picciolo e infinito
che tocca menti e petti con un dito
raggianti ti assicurano col do:
“Si busse... t'arapimmo primma 'e mo'!”
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