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Riflessioni 5 marzo 2015 · lettura 1 min · 1916 letture

Ti ho detto

Massimiliano Moresco 462 poesie pubblicate
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Ti ho detto: lavami le costole, il diaframma, la carne, voglio spingere con tutto me stesso i grigi sudori ed essere perno dell'attrito. Ti ho detto: lucidami le scarpe le scarpe lucide per riflettervi sopra una stella mancata, una stella lucida la mia ombra che brilla. Ti ho detto: assegnati un posto il posto agognato, agognato dai sublimi fruitori del cogito che sono e dunque lo sanno e stanno su rami traslucidi volteggiando occhi sulla rima impietrita per poi smembrare la parola eremita. Ti ho detto: assegnati un punto luce e luccica della mia apparenza.
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L'autore
Massimiliano Moresco

Mi chiamo Massimiliano Moresco, sono nato a Genova nel 1976. Potrei iniziare la mia biografia dicendo “fin da quando ero piccolo, anzi in culla, anzi prima della nascita, ho avuto una naturale propensione per la scrittura.” Che poi, tra l’altro, perlomeno nel mio caso, non è nemmeno vero. Anzi. In realtà tutto questo n

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Commenti (3)

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Catia Dinoni5 marzo 2015

Parole, parole, parole. Ma che cosa mi ci vuole se tutto mi fa freddo? Basta! Quando ho fame, ho fame; quando ho sete, ho sete; quando ho voglia, ho voglia, e allora se l’idea della morte m’è così lontana vuol dire che la vita mi è in balia, vuol dire che la vita mi reclama, e allora, vita mia a noi due! Carmelo Bene (Il monologo di Amleto) Cito Bene perché leggendo mi è parso di assistere ad un monologo animato nel suo stile inconfondibile, scritta di pancia, con un crescendo indomabile, sfuggente, accattivante addentrarsi in versi che suscitano l'immagine di un pianeta e attorno ruotano i satelliti, un interlocutore che inverte un ruolo, una luce che vuole essere catturata, esplorata, sezionata nel pensiero, ma mai carpita fino in fondo

Pagu6 marzo 2015

Il potere che una persona esercita sull'altra per nascondere la propria debolezza, l'essere incompiuto e incompleto. Fai quello che io voglio per essere ciò che sogno, ma mai lo diventerò e l'amara consapevolezza porta frustrazione. Mi scuso con il poeta se non ho capito esattamente il suo messaggio, ma quello che ho sentito è esattamente ciò che ho scritto, giusto o non giusto che sia. In fondo la poesia ha sempre più binari. Anche stavolta il poeta ha scritto un pezzo importante con un linguaggio forte e potente. Tutti i miei complimenti per un modo di poetare che trovo sempre grandioso.

nemesiel6 marzo 2015

Un dialogo/monologo in apparenza surreale che cattura il lettore... ci si chiede "chi siano" i due interlocutori, a chi l'autore si rivolge in modo così perentorio e sofferto... Lo intuisci ma la conferma arriva nell bella e amara strofa conclusiva...