Don Cosimu furgiaru
Nell’atra e caliginosa forgia
batte
quel martello da mane a sera
sulla dura incudine.
Sulle mura delle sparute case
e le rocche del monte Grilli
dilaga
l’eco argentino.
Lentamente
prende forma
ed allo zoccolo s’adatta
il grezzo ferro.
Lui lo guarda
al chiarore della porta
e poi
di nuovo a batter
sull’incudine torna.
Nello sguardo fermo
la sua determinazione leggi,
ed in quegli occhi duri,
ogni colpo sembra
dedicato
ai suoi ricordi amari.
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Commenti (3)
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F
Francesca Coppola13 luglio 2007
io la trovo stupenda, uno spaccato di realtà di altri tempi! descrizione vivida e affascinante! tradurla in dialetto, l'avrebbe resa potente... i miei complimenti!
Filippo Salvatore Ganci13 luglio 2007
Si nota subito il Grande Autore, già dai primi versi ti riempe l'anima con la sua poesia, regalandoti sensazione forti. nascosti nei meandri dell'anima del lettore!
M
Maria Francesca13 luglio 2007
u furgiaru, slendido termine dialettale, bella la rievocazione di questo personaggio, a me molto noto da buona sicula.Grazie per averlo proposto

