Ascoltando Webern

Hai un petto ampio
nel quale rifugiarsi.
Durante una notte
di stelle e insonnia.
Quando l’alba si avvicina
e al di là delle luci di Torino
qualcuno aspetta.
In una stanza ben arredata
dove di sera avevamo esaurito
tutte le parole di circostanza.
Ogni promessa
era nel bagliore dei tuoi occhi castani.
Stringevi nelle grandi mani
un lembo del mio vestito
e un po’ del mio addio.
Il resto si esauriva
nelle carezze sui suoi capelli.
Ti ho detto che non sarebbe stato altrimenti,
ma tu non hai creduto
di essere in un solo ed unico respiro.
Ho riconosciuto il tuo sapore antico
e ho seguito il tuo odore di spartiti ingialliti dal tempo.
Ma non ho mai cercato un seguito,
mentre sfioravi con la tua barba canuta
il mio collo.
Dunque rimani disteso,
come al ritorno da un lungo viaggio.
Adesso che l’orchestra volge al termine
di una sinfonia di Webern.
A volte l’epilogo si paga caro,
altre volte è soltanto l’unica via di un dialogo.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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