Cumuli rossi
Evaporavo in cumuli rossi
tra perdenti e vite annegate,
senza giudizi, su pensieri rimossi
afferrato a bottiglie malate.
Quando uscivo la notte era giorno
non piangevo, i miei occhi eran nudi,
rossa una nube sola lì intorno
e vendeva i suoi seni a due scudi.
Era nebbia come io ero aria
incoerenti e senza lacciuoli,
non sembrava affatto contraria
a sommare due esseri soli.
Quella somma rimase arbitraria,
unione senza un resto né ruoli.
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