Cento notti
Peppe Cassese
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Ti ho atteso cento notti
sul fragile giaciglio
del domani
con l'ansia di chi parla
a piene mani
di isole smarrite e ritrovate
di magicanti sfere
e di cabrate
nel cuore del suo nuovo
intendimento
nel pieno del mio immenso
sentimento.
Ti ho atteso fermo in piedi
sul dirupo
gridando al nero cielo
più di un lupo
e ho scorto
nel tuo essere sospesa
l’essenza sorprendente
del dolore
che scorre palpitante
nelle vene
e calza col lamento
pianti e pene.
Ti ho atteso come un bimbo
la befana
per cento giorni
e cento notti ancora
e il mio tormento
non vedeva l’ora
di stringere al tuo petto
questa vita
che accesa dai tuoi occhi
è rifiorita.
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L'autore
Peppe Cassese
Commenti (1)
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Antonio Biancolillo15 aprile 2015
Sì, così aspetto l’attesa di te... non come aspettano gli altri... solo per te il tempo dell’attesa mi esiste ...come intenso raggio di luce nello spazio di cielo assente di foschia... imminente e senza dubbio... con l’aria che accarezza un istante infinito e rifiorito... L'attesa di un incontro dove il tempo non esiste... perché i sogni non hanno tempo... Molto apprezzata...

