Oltre cent’anni profondi
Il lume rotola della luna piena
a cercare le chiavi
della torre saracena
diffidente e muta della distanza.
Dalla crepa appena un grido
di passati di qui e caduti
sospinti giù
da qualche riga ribelle e trepida.
Troppo fondo il pozzo
per lasciare l’acqua traboccare
io non avrò mai specchio
dei suoi racconti
il tempo me lo dice
ascoltando un sasso sordo penetrarlo
per una risposta attesa
oltre cent’anni profondi.
Qualche feritoia
ha un cuore da nascondere
nel suo digiuno
che chiama amore una speranza
svuotata e lontana
per lo sguardo perso
forse dal tempo della verità.
È ciò che sta là dentro o fuori
di grata o ingrata sorpresa.
Senza sapere parole
si può barare sotto gli occhi della fretta
sottovetro e all’aria aperta.
La meraviglia d'altronde senza trucco
non solo perché non parla
è statua rinvenuta del frastuono.
E tutto si confonde senza essere cosciente.
©
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