Oltre quegli occhi nell’insonnia
In un porto un vecchio peschereccio
tirato a riva col banzigo in vita
s’abbandona allo strusciare d’un gatto
che poi son fusa per essere ospitato.
Qui si resta errabondi per rincasare
senza dover bussare
e non si paga il conto all’aria
come in un sepolcro.
Si entra per star vicino alla coscienza
nel primo vero addio senza fine.
Si allunga appena la vista per non inciampare
in quanti silenzi si dividono le fughe
del suo viaggio.
Null’altro di tenero e oscuro
oltre quegli occhi nell’insonnia di un amore
che gira nella toppa
da dargli ascolto.
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Commenti (1)
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Mauro Zappi28 novembre 2005
Molto bella, Luigi... L’insonnia d’amore è un tormento estasiante... Mauro