Nantes in gurgite vasto
Alberto De Matteis è nato il 18 febbraio 1940 a Pisignano (frazione di Vernole, provincia di Lecce), piccolo centro, ricco di memorie storiche, artistiche ed umane, situato a poche miglia dal capoluogo e dall’incantevole ed accogliente mare del Salento. Al termine delle scuole elementari e medie, ha frequentato il gin
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Scappare da luoghi che hanno dato fame, persecuzioni e morte. Scappare attraverso il mare ancora di salvezza, diviene la loro tomba in una gelida e lugubre morte. Lo spiegano bene i versi dell'autore. Lirica apprezzata!
Il mare si trasforma in una tomba. Il nostro generoso mare piange per così tante vittime innocenti. Sono persone che scappano dalla miseria e dalla guerra: scappano dall'inferno per venire a trovare la morte. Perché l'Europa è assente? Perché l'ONU non interviene? Penso che bisogna agire per salvare quante più vite umane è possibile.
Il dolore e il peso di tante vite perse in mare, senza un vero perchè... Pennellate di poesia e di grande umanità. Un grido a cui
tanto dolore per vittime innocenti. versi di una bellezza poetica unica. ottimaa la forma e il contenuto. complimenti
Una fuga per la vittoria, che regala morte illacrimata, mischiandosi le lacrime con le stille del mare! Complimenti sinceri...
Una tragedia immane di proporzioni bibliche, che vede coinvolti tanti disperati alla ricerca di nuove realtà economico- sociali. La loro speranza, però, s'infrange contro l'indifferenza dell'Europa. Un atteggiamento egoistico e violento, che ispira il poeta a versificare con straordinario pathos la sofferenza e la morte. Versi potenti con ritmo incisivo ed incalzante. Il mio elogio al Poeta!
Soffermarsi sul dolore altrui e non rasentare l'indifferenza è un valore aggiunto alla nostra vita e la poetica esprime con lucidità questo aspetto il dolore colmato dalla nostra attenzione e una risposta precisa e puntuale all'indifferenza.
Un epitaffio commosso e struggente quello del poeta di fronte ad una tragedia che si ripropone e di fronte alla quale ci sentiamo impotenti... noi, uomini del quotidiano che non capiscono le "ragioni" dell'ipocrita pietismo dei potenti
Struggente poesia che ricorda l'immensa catastrofe, che non è l'ultima ma l'epilogo di tante avvenute prima di arrivare all'imbarco, si muore nel deserto, si muore nella terra natia e si muore anche dopo quando arrivati si perdono le tracce ...
il mare bellezza naturale che si trasforma in tomba per chi attraverso questo elemento cerca la libertà ... gente trascinata in gorghi d'aqua che li trascina nel fondo, gente che non sa nuotare che annaspa ...lirica che tocca il cuore tragedia immane ...innocenti che fuggiti dalla guerra trovano la morte... i mio sincero elogio al poeta
Chiunque rivolge le mani al cielo, chiede assistenza, aiuto. Solo l'indifferenza uccide questi migranti. Quel mare che è diventato un cimitero senza alcuna lapide, senza epitaffio, senza un fiore.
E poi … più nulla – bastano queste parole per far comprendere quello che effettivamente appare davanti agli occhi. Dolore si tocca con mano ogni giorno – mani che non sanno come fare perché tutto questo possa avere fine. Sentitissima.












