Non riesco a spiegarlo (e non ci proverò nemmeno)

Il sole di aprile espande i suoi raggi
oltre l'orizzonte mattutino.
E nei tuoi occhi nebbia marina
cerco il segreto primordiale che ti ha portato da me.
In questo giardino di camelie e magnolie,
dove una fila di formiche attraversa le mattonelle del balcone,
presagio di pioggia.
Lo so,
eppure non voglio sentirlo.
Non c'é nulla che può fare un po' tua
la mia aleatoria gioia.
Sei lontano,
pur se mi abbracci
ad ogni nostro inizio asincrono di un nuovo giorno.
Ma in fondo così vicino,
in una goccia del tuo profumo caduta nel punto giusto.
Momenti in cui parliamo di niente,
fumando una sigaretta.
Ci rispondiamo con sguardi traboccanti di tutto,
poi te ne vai.
E se davvero fossi un uccello migratore,
chissà se voleresti ancora qui.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
Commenti (2)
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Francesco Rossi30 aprile 2015
Testo poetico originale in scrittura creativa, mi piace questo fissare pensieri e intramezzarli da pause e poi riprendere il filo logico e conseguenziale.
Umberto De Vita30 aprile 2015
Una bella e alquanto originale poesia d'amore. La poetessa si trastulla con versi concatenati molto eleganti. Piaciuta molto.


