Tu, il mio Dante, io Beatrice
paola marchi
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Ingoio sospiri lenti,
capriole sulle pareti della mia gola.
Lacrime furtive
a solleticarmi le guance,
fino ad irrorare screpolate labbra.
Fazzoletto spiegazzato, raggomitolato,
invoca pietà, alla tenaglia,
di questa mia mano.
Pezzo di stoffa che soffre,
appiccicato e depresso al mio naso,
pallida mollica di pane bagnato.
Eco di parole furiose,
sconnesse, offensive, crudeli a me,
mai, io tanto odiata e disprezzata.
Odio e amore.
Spade infilzate al mio cuore.
Imbavagliate le mie labbra,
annodato il mio respiro,
frustato il pensiero,
nessun ascolto,
al mio filo di voce.
Maledetta la tua rabbia d' amore.
Uomo dallo sguardo triste,
malinconico, romantico
e focoso amante.
Maliardi, affascinanti,
incantatori, seducenti,
quei nostri giorni,
inchiostro di ammaliante poesia.
Io, musa d' amore,
sarei poi divenuta.
Tu, il mio Dante, io Beatrice.
Effervescente fantasia,
arma di punizione,
a così tanta sincronizzata empatia.
Volevi tanto,
volevi di più,
volevi troppo.
Incatenata a quel filo d'amianto,
Non potevo,
mai avrei potuto.
Non rinnego niente.
Tu eri
e sarai sempre,
sentimento.
©
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L'autore
paola marchi
Non sono poetessa, ne scrittrice, solamente una donna, che rubando tempo al tempo di una vita reale colma di numeri, obblighi fiscali e doveri morali, si immerge in un' oasi di tranquillità, nella quale esprime quella Paola, che Nessuno conosce e neppure per un attimo, immagina che possa essere Lei, veramente tale.
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