Un vuoto scavare
Zitta felicità, sorridi tristezza
poiché parlo ancora di te.
Da quando i dolci ricordi
sgualciti, traditi,
lasciano intravedere quello
che c’è dietro come di vetro,
l’illusione di pienezza nella mia mente
non ha portato a niente,
se non ad un vuoto scavare.
In strade buie io cammino
e questa via si chiama destino
finché, vinto da noia e dolori,
per un migliore delirio venderò i miei colori;
poiché i miei occhi non vedranno mai
quella luce, sempre all’ombra dei guai.
E questo è il mio vuoto scavare.
Mentre nell’anticamera della disperazione
milioni di persone pronunciano il mio nome,
io salgo scale che non hanno dove,
spalancando porte che non portano altrove,
scrivo canzoni a cui nessuno darai mai un nome,
nessuna voce, nessun suono, nessun rumore
soltanto un lento e vuoto scavare.
La pesante armatura che mi avvolge
sale la strada che porta allo spento castello,
sul mio cavallo morto sotto un nero mantello,
ma il mio pianto non placa
il gravare del mio vuoto scavare.
E tutti giocano per un premio
che nessuno ha mai vinto,
quando il vuoto scavare suona come
una canzone senza né aria né parole,
se non l’inesorabile incalzare
di un lento e vuoto scavare.
©
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L'autore
Marco Redde
Il mio nome è Mirko Righetto alias Marco Redde. Sono nato il 9 Ottobre 1969 a Padova. Vivo in provincia di Vicenza dove lavoro il meno possibile. Ho frequentato il liceo classico presso 3 diverse scuole, da un paio delle quali sono stato espulso. Sette anni di liceo senza conseguire la maturità, ma ho imparato che la c
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