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Morte 19 maggio 2015 · lettura 1 min · 893 letture

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Non voglio accendere i pensieri, meglio l’inferno nelle arterie. Non voglio la paura sconfinata da cui non so uscire. Non voglio il cardiopalma, figlio di una notizia color nero, che ti acceca e ti gonfia le meningi. In questo momento, non voglio il silenzio, goccia perenne che ti consuma le energie. Non voglio la folla dei volti mesti, meglio essere immerso in un mare di lacrime. Non voglio il frastuono delle parole di circostanza. Meglio agitarmi tra mille cose da fare. In questo momento, quello che non avrei voluto, è la morte di un mio collega.
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L'autore
Giorgio Lavino

Credo che la mia voglia di scrivere più che un’esigenza intellettuale sia un bisogno fisico. Che nasce dalla consapevolezza di costruire un canale di comunicazione. La conversione di quello che mi passa per la mente in versi è un esercizio fisico più che della ragione. E’ dire nel lessico della narrazione poeti

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Commenti (1)

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Adriana19 maggio 2015

si evince la tristezza e la malinconia di questi versi per la perdita dell'amico, descritto profondamente il tuo dolore