Dentro le tue mani
Claudia Sogno
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C’è la questione del passato,
uno stato glorioso,
quando non respiravi.
Fino al nulla puoi ricordare
senza memoria cosa facevi
otto giorni prima di entrare
nel grembo di tua madre,
dove hai chiuso gli occhi
e sei scomparso.
A volte si sente bene
la pelle,
è il nascondiglio della tua illuminazione,
l’universo che tu sei nel sonno,
nel sonno profondo della veglia.
Dallo spioncino puoi vedere
dal filo d’erba all’infinito
il genitore, l'ultimo, senz’occhi,
il testimone solo, la radice,
che avanzando retrocede,
come un mantra,
che affonda in cerca d’acqua.
Se posi qui la mano,
se bevi la preistoria tra le ossa,
il caldo umano che ti offre
è la poesia
che da te si leva, e dappertutto
riposa le dita dell’amore,
nel cavo dell’onda,
i tuoi fragili piedi. Sulla montagna
strappa il cervo irredento
alla morte dell’eterno,
gridando la parola favolosa
nella gola del torrente
donando il nostro nome
come fosse una culla
dove va a posare il mormorio
della prima goccia d’acqua.
Proprio dentro le tue mani
palpita la gioia
tra vergogna e riso
sorregge gli sposi
con le fiaccole negli occhi.
©
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L'autore
Claudia Sogno
Commenti (1)
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Patrizia Ensoli25 maggio 2015
Complessa, articolata, colma di immagini evocative molto belle ne traggo il cammino umano, attraverso le nascite, le morti l'infinito del prima, del dopo ... e poi ... Non so esattamente cosa e perché ma mi è scivolata semplicemente dentro regalandomi un attimo di lettura stupendo!

