Se penso alla poesia
Gesuino Curreli
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E' dentro la poesia che io mi accendo
di vergine bagliore immacolato,
ma son poeta piccolo o mancato
davanti alla maestà, per cui mi arrendo.
Nelle sue carni vivide trattengo
la presunzione a stento ed, azzardato,
connetto solo ciò che é già scontato,
e nell’andirivieni vado e vengo.
Altro è cantare e far tremar le stelle,
lanciare i dardi più luminescenti
nelle notti di tuoni e di insolenti
sferzate di rovesci a catinelle.
Riuscire a fare luce dov’è il buio,
e penetrare i gorghi del dolore
come un balsamo neutro senza odore
che spegne l’ira e i guasti del diluvio.
Giungere a dialogare col silenzio,
comprenderne le pause musicali
interpretarne voci ed i segnali,
sacri bisbigli in un maestoso tempio.
Altro è parlare lingua universale
che avvolge e incanta l’anima sorpresa
dell’uomo divorato dall’attesa
di una risposta al senso del mortale.
Offrire uno spiraglio alla domanda
dell’insoluto eterno, e dello spazio,
dell’intimo patire e dello strazio
a cui la sorte spesso ci comanda.
©
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L'autore
Gesuino Curreli
Sono nato in Sardegna e ci vivo, nella Barbagia, cuore antico dell'interno dell'isola, dove ci sono i monti....
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