Rami verdemare
Se mi accosto all’albero delle radici
sul viso mi risplende intricato un cielo
rami verdemare, gerani neri sulle soglie
tra le foglie tappeti d' amore (ricordi?).
La sua colonna di stoffa e corteccia
grato rifugio per voli di uccello, vaga
appanna ... appena, appena
il limite rabbrividito delle penombre.
Di umane infervorate, su due gambe lunghe
su pensieri aperti, libertà talmente belle
da cozzare grossolanità ristrette
sembianze asciutte. Troppo snelle.
Ma sotto, sotto e nella tana
risplende fulgido un ricamo d’acero
miscuglio assurdo di tradimenti, gioie
cure materne assonanti vite.
Mi affretto verso il segnale ormonico,
il riccio e il tragitto che ci separa, unendoci
come esseri chimerici, Narcisi nati
da generose fronde.
Morbidi (troppo) gli aculei tra le luci
sotto dita protese,
filtrati silenzi, dita offese ...difese
così,fra erba e erbe .
©
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L'autore
Garbo
"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.
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