Il collare e il cappio

Ho compiuto la marcia a ritroso, via dalle folle, nel tragitto
che mi ha portato di notte (su) dall’asfalto estivo al fango
la testa vaporosa rivolta alla curva, oltre grigie cisterne di occhi
denti serrati, sgomitate congiuranti appena svelate.
Sto sempre, col cappio della vita al collo e Lui con il collare ma
l’aria fremente ci frizza il cervello, il mio Cane ne segue l’acustica
nuova e ovunque appoggi i suoi occhi è a me che tornano attenti
sul punto della neonata ebollizione. C’è un attimo esplicito.
C’è un’occasione da cogliere al volo quando alcune strade
convergono, poi divergono, sotto tunnel, autostrade
e son rotte invertite, incontrollabili destini da difendere
così come fa il mio Cane, senza porsi domande essenziali.
Sta ...con me, nel medesimo respiro dondoliamo, la sera
non filtra memorie nella pozzanghera cupa, non si riflette
né ci va più nessuno e confortando il pensiero, l’olfatto si adegua
attraverso quei prati. Da sola, in assenza, non ho niente da dire.
Solo ascolto il mio cane, solo abbaio al mio cane
©
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L'autore
Garbo
"Sedetti. Per essere assolto dovevo difendermi. Ma cosa vuol dire defendersi? E' la storia degli uomini, dei Lupi, dei petali. Ogni tanto giacciono nel colore dell'abbandono"Cit "Ti somiglio, sempre di più, mentre passo dagli specchi ,tra gli specchi e l'esistenza è riflessa da quelle superfici. Ti somiglio.
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