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Ribellione 10 giugno 2015 · lettura 4 min · 930 letture

1815 - Ode ad Apollyon

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Furioso un gemito emana un uomo, grida alle nuvole, tremulo atòmo, veste dell'Erebo, Sterminatore, tinto dell'Ecate, l'Imperatore, ed egli s'agita stringe l'Impero, strilla all'esercito, tetro guerriero, beffa le splendide stelle del Cielo, scaglia a Dio i Dèmoni oltre quel velo, afferra le Màrtiri, le vuol ghermire, un Mostro intrepido in collera, ire d’un vespro, l’ultimo, or disumano, il dì si scalpita del culto arcano, d’un credo ignobile, Sàtana il Nume, l’ira degli Angioli ne infuria un lume. Apollyon giùngesi, Re del Destino, possente e formido, torvo e meschino, tiene la porpora del suo Potere, l’alloro flebile, regna alle sere, è egli il terribile figlio ribelle, tristo s’illumina, pallida pelle, s’inebria attonito della Ragione, del cupo bàratro egli è il Demòne, e scava i tumuli ai cavalieri, semina i loculi lungo i sentieri, ed egli è l’essere forse più invitto, sempre più immemore del male inflitto, egli è dimentico delle tradite donne, dei Popoli, di tante Vite, ed egli è l’Ordine del tetro Inferno, mieteva l’Anime nel russo inverno, Apollyon, rorido di sangue sguardo, Sir degli Spiriti e d’ogni azzardo, e in furie sanguina col fiel degli altri, brinda col calice dei Numi scaltri, Eroe diabolico di questa terra, Marte satanico, Dio della guerra, egli che ha orribile offeso Iddio, un giglio pallido, rapito Pio, Sire dei brividi, spir del divorzio, serpe venefica, marziàl consorzio, d’un trono in lagrime l’Usurpatore, uomo non nobile, Genio in Furore. Egli è retorica, democrazia che lenta e tacita è tirannia, Apollyon, vipera tra i Santi misto, afferra spastico la man del Cristo, Mente dei Codici, Costituzione mendace e languida, le fauci prone. Egli incammìnasi, va contro il mondo, ne schiera gli Ussari, ed è iracondo, l’Europa immobile brama, i celesti, l’Asia desìdera, i mar funesti, si crede un Angiolo, Onnipotente, è solo un Spirito, fiero e demente, prega al deïstico del Dèmon culto, illuministico folle singulto, egli è la debole Ragion umana, sogno spasmodico, la voglia arcana d’essere simile al Dio che vive, figlio di Sàtana, risa giulive, vede una Vergine, le corre incontro, la vuole uccidere, brama lo scontro. Ma scritto il gemito del suo è Destino, con lui decadono Ribelli infino fiamme che s’alzano, fuoco infernale, i Ciel ripetono: «Tu sei un mortale!». Apollyon stolido ignora tutto, non sa: l’aspettano l’esilio e il lutto, non sa: un eroïco prode lo incalza, pei fanghi torbidi, per ogni balza, non sa che è il Diavolo, quel che ha perduto, Vita medesima, che sarà muto. Gloria ad Apòllyön, il Seduttore, gloria, a lui Cesare senza l’Amore, gloria ai desìderi di lui che apprende del truce numero l’arcano, e pende sopra le nuvole verso l’abisso, e su lui splèndesi il Crocifisso! Gloria all’attonito fior del suo pugno, gloria agli eserciti, diciotto giugno! Gloria all’immobile spoglia al miraggio, ai spiri, gli ultimi, del cinque maggio! Ecco: il suo termine, il fine rio. Gloria all’esercito del vivo Iddio!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Daniela Zarriello10 giugno 2015

Il 18 Giugno 1815 si combattè la battaglia di Waterloo dove le forze britanniche e prussiane sconfissero definitivamente Napoleone. Apollyon è l'angelo della guerra, il distruttore con il suo esercito e il poeta lo paragona all'Imperatore stesso che si era innalzato, nella superbia di sè stesso, ad essere come un Dio. Ma l'ingordigia e la superbia porterà Napoleona alla sconfitta e, il 5 maggio alla morte. Una bella ode che ho letto con piacere.