Nicchia di pietra e tralci
Ed i carrugi ci sono ancora
con i loro collari di picchi
custodi d’avere terra migrata
per un tronco di giraffa
che s’eleva in aria
fino ad essere ombrello
d’uva fragola
là dove il tetto spiana
lo sguardo al mare e alla collina
ad imitare della nave
il ponte e la coperta.
Ma il mio passo è qui
sia che discenda o salga
racchiuso a sorpresa
da muri quasi binari
legati dall’edera confidenziale
a terrazze di scalini.
File di canne
cresciute respirando l’alito
del ferrato salso
si inchinano il tempo di un saluto
fino all’ultimo vagone
anche se gli ospiti
sono macero
pane e companatico.
Per loro
è comunque sacro
ciò che fugge
verso l’invito vagabondo
se poi
è l’interrogativo di là
che il porto imbarca.
Per domani
l’ancora d’approdo
è discesa per corrente di ritorno
e più non parte.
L’ultimo capolinea porto
è in quella nicchia di pietra
e tralci in ferro battuto e foglie in rame
un asciutto acino d’uva
per una messa
al santo.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
M
Mauro Zappi28 novembre 2005
Bellissima descrizione dei tuoi luoghi... ... Mauro