Il pasto illibato
Matilde Marcuzzo
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Seduta davanti al cuore illibato,
alla luce delle fiamme
prese a respirargli vicino,
oltre il lato spigoloso della barba,
laddove le orecchie si staccavano dal collo,
e con la punta
del suo frutto di carne
percorse come onda che si ritira,
una linea umida
che bensì avanzava
e torceva il senno fermandosi
nell’antro.
Lui prese a sostenerle i ventagli languidi del capo
con una mano lieve
e con l’altra si fece spazio ad intermittenza,
con un indugiare singolare e frenetico
tra le sponde rigonfie e nude
sopite sul pavimento del soffitto,
e divise dall’occhio del ventre
al capolinea del patimento,
l’unione dei cinque sensi dentro di lei,
dentro il giaciglio interno,
mentre fuori
i rumori rovistavano i battiti
e il vento colava sui vetri opachi
come lacrima del mondo.
Lei parlò sul labbro vermiglio
e lui
la sollevò
come un monte che non si scalfisce
e non muta posizione,
ma che dalla pioggia viene ondulato e visitato
in eterno.
Ed in questa musica
dell’atto più ingravidato
prese ad uscire il seme
dal loro assassinio folle generato.
©
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L'autore
Matilde Marcuzzo
Matilde Marcuzzo nasce nel 1977 a Lamezia terme, in provincia di Catanzaro. Si laurea a Salerno in Lingue e letterature straniere. La scrittura, la cultura di altri popoli e i viaggi, sono sue passioni privilegiate. Ama la lettura e la poesia, predilige scrittori come Garcia Marquez, Neruda, Baudelaire, J. Rhys, Baric
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