Radici
Sira d'estati
sira campagnola,
scinni a surgiva
lenta comu un cuntu
e li sciauri spannunu
'nto ventu chi cala lentu
'nta stu canali.
E vui picciriddi
non canuscistu ancora
l'adduri du reinu friscu,
du pani c'alici.
Vui picciriddi
ca non parrastu chista lingua
l'avissivu 'mparari
chi l'alberu é forti
si avi i soi radici
Sera d'estate,
sera in campagna,
scende l'acqua di sorgente,
lenta, come una storia raccontata;
mentre i profumi
si espandono nel vento lento
in questo canale naturale
E voi bambini
non avete conosciuto
l'odore d'origano fresco,
del pane con le acciughe.
Voi bambini che mai
avete parlato questa lingua,
dovreste propio imparare.
L'albero è forte
se ha robuste
le propie radici
©
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L'autore
Maria Francesca
Sono nata a Reggio Calabria ,ma vivo a Messina dove lavoro ,purtroppo questa città muore ogni giorno un poco di più e si allontana paurosamente da un un possibile ripresa culturale,sociale,civile,mi dispiace dirlo ma sempre più spesso é invivibile ,anche per questo conduco una vita direi piuttosto nell'ombra ,tendo mol
Commenti (1)
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Filippo Salvatore Ganci2 agosto 2007
Hai ragione, un problema dei dialetti che vanno morendo, ma la poesia potrebbe fare qualcosa... che dite? Piaciuta!
