Risacche
Giovanni Perri
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riattacco la parola al cane
la sento che tira, spinge
nel vento, dopo il vento, mi asseconda,
ora che piove, che é come se piovesse
il mare ha questi salti improvvisi, spazi tra un cielo e l'altro
silenzi da portare indietro, quasi uccelli
ho una parola che corre la spiaggia
scava l'aria la salta non la coglie
ho tutto un rumore di zampe nel polmone
finzioni d'acqua
pinne, ricordi, squame
Una quiete mi basta inventarla, dico, significarla, darle un nome:
e questo è un osso di stelle, questo un corpetto di alghe nel mattino;
ci sono sempre guerre da bere, ordigni nel fegato, lettere
da seppellire
noi nonostante tutto eppure
Ma un corpo abilissimo tace
sposta gli abissi col piede
scrive il falso
invera
vede navi cadere all'orizzonte e piange
abilissimamente
piange
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (1)
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Elena Poldan7 luglio 2015
In uno scenario estivo e marittimo si delineano i tarli d'un vivere "sentendo", soffrendo, avvertendo.

