Le Lamentanze di Ekaterinburg, ovvero In Morte di Nicola II
Massimiliano Zaino
1199 poesie pubblicate
+ Segui

«Figlioletta che in spasimi
ti giaci, ascoltami:
tuo padre va a morire,
ei fu un tiranno,
ma vieni, oh pia, e nasconditi,
e dormi placida,
sia almèn tuo l’avvenire,
gioia e non affanno!».
I prodi giunsero,
e la famiglia
feroci presero,
tristi di ciglia.
Muti sepolcri giacevano, e nevi
di sangue intemerato e di dolore,
e putridi sembianti in vesti lievi
con le ferite nell’alveo del cuore.
Tombe irredente di corpi inumani
nella bufera gridàvan, e assorte
eran nei volti le larve, e i lontani
canti di guerra lodàvan la Morte;
e tuttora tuonava a terre prone
fulvo e feroce dei prodi il plotone,
e al grido dei fucili il sacro alloro
d’un Cesare si cadde a un cardo moro.
«Figlioletta, l’attonito
padre qui s’agita,
a te, giòvin nel cuore,
bimba adorata,
l’empio tuo padre in gemiti
tempra le lacrime
del nostro vano Amore,
stirpe dannata!».
Empi ‘l portarono
fuor, nel giardino,
e li legavano,
empio Destino.
A terra, e inermi, e trucidati e spenti
i cavalieri stàvan d’un Impero,
con i capelli alle fauci dei venti,
coi mesti volti prementi un sentiero;
e di ferro le dame avèan il seno,
e di sangue insozzate l’alba veste,
e l’eco s’innalzò d’un tetro treno,
le truppe oscure, e tremende e funeste.
Frattanto in cielo divampava il fuoco
che il lor palazzo inghiottì a poco, a poco,
e d’un monaco l’ombra s’aggirava,
e satanico e torvo ei singhiozzava.
«Figlia perduta, esanime
vedrai il mio palpito,
la madre a terra assorta
in sonno eterno;
ma tu... tu dormi, e salvati,
oh bimba docile!
La tua stirpe è già morta,
dormi! È l’inverno!».
E li bendarono,
ed eran vili;
e comandavano
foschi fucili.
Laceri i petti, le guance colpite
perpetuamente sanguinàvan. Pianto
di nevi le bufere or d’infinite
doglie tempràvan, e un funebre canto,
e degli estremi e funerei Destini
nessuno risparmiò l’empio decreto:
corpi morenti di donne e bambini,
e un urlo della steppa or fu irrequieto.
Ma poco lungi giaceva una culla,
e da qui or sorse una bionda fanciulla;
e non capendo che fu e dove ell’era
ridendo si perdé nella bufera.
«Figlioletta, salùtami,
è il giorno, l’ultimo;
non cercare la mamma,
la tua nutrice!
Va’ tra le nevi; pòsati
sul ghiaccio pallido,
e ignora l’empia fiamma,
e quel che dice!».
«Fuoco!» gridavano
i caporali.
Così morirono
questi mortali.
Era innocente, e d’età assai piccina,
e tra le nevi ormai s’incamminava,
e una vestaglia aveva alba e divina
e che tra i ghiacci svelta or s’offuscava,
e procedeva, fors’anche all’Ignoto,
immemore dei spenti genitori,
e nella steppa l’occhio aveva immoto,
e si perdeva nei ghiacci in furori.
S’allontanava da un reo cimitero,
e della Notte disparve nel nero.
Forse vaga tuttòr, e forse ride;
ma un dì spariva, e mai più non si vide.
«Figlia, sono uno Spirito,
e vago incognito!
Padre son io, figliola,
oh Paradiso!
Addio, per sempre, un gemito
mesto dall’Erebo!
Ignora chi Nicola
un giorno ha ucciso!».
S’alzàvan lacrime
di gioia sospetta.
Le truppe urlavano:
«Morte e Vendetta!».
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Paola Riccio16 luglio 2015
Oh Russia sconfinata, mio grande amore. Contenta che qualcuno canti degli avvenimenti riferiti alla storia russa. Complimenti per l'evocativo linguaggio che ben descrive il momento drammatico dell'assassinio dello zar Nicola II e della sua famiglia, partendo dalla leggenda che ci potesse essere una sopravvissuta, cosa purtroppo non vera.

