L'ora del poi

Me li ricordo i vecchi di allora
quelle risate senza suoni
gli sguardi severi
ammutoliti
quell’incroci d’occhi
se pur senza parole
erano racconti
in quel mondo lontano
ove tutto all’apparenza era vietato
un leggero salivare
a volte
il sorriso delle mamme
subito acquattato tra le rughe
un sorriso volato via
come cavalcato a stento
sulle ali di un demone
e poi noi
in un angolo ruvido
che già sognavamo l’oggi
paladini di un domani
con l’orologio
a segnare un tempo
che ha camminato troppo svelto
noi con l’orizzonte
sempre in mano
con l’eclissi di due lune per volta
con quell’urna d’incenso
piena di ricordi inceneriti
alla ricerca di un vento amico
ove gettare ciò che fummo
senza il rimorso
di aver dimenticato un passato
e tutti quei valori
che per la troppa fretta
abbiamo calpestato
noi
che solo nel male
a volte
per un solo istante
ci sentiamo figli indegni
di un perduto Dio
ma poi la rabbia inconsapevole
subito ci distoglie
e riprende la nostra guerra
la battaglia
alle imitazioni degli istanti presenti
dove l’esistenza è una lasciva sembianza
la parola solo uno strumento
per lo più rubato
per dare falso lustro all’apparenza.
©
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L'autore
Turan
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