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Alboraletti Enrica
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Folate di fuoco divampano allo svelto cammino
Mute l'ore del meriggio trascorso
E quando assopito l'ultimo raggio
s'affaccia la bruna chioma
di sera
lo sguardo mira lucciole di mondi lontani
malinconico si ferma solo su accenni di dimore che con bocche spalancate vomitano calura
volti stanchi
affacciati
di uomini soli
persi al coglier nell'aria si pur flebile frescura
E
se pur la pece solcata da falce di luna s'inoltra al nuovo mattino
l'occhi non perdon il vedere
oltre il buio
oltre il giorno
oltre il sentire profondo
Immane è il guardare immagini che non son di vita
Sornione il volere forte comanda il battito
che pur solo prima sembrava impazzito
©
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L'autore
Alboraletti Enrica
Ho fatto mie ,poche semplici parole, che sono a memore scritte, in epigrafe, sul ceruleo marmo di mia madre. L’UMILTA’LA SEMPLICITA’ DELL’ESSERE, RENDONO L’ UOMO SAGGIO PER QUESTO LIBERO... Eccomi sono così...
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