La divinità regola la vita

In questo
corrotto costume, mi
stringe la sciagura; mi dici
dove vado, perché non mi
dai una mano ... sei Tu
il Sovrano.
Mi sento
come si sente una bella
donna, che fa un gesto strano;
in questo suo clamore, senza
capire ... si alza la veste con
la mano.
Da un ferito
cuore, l’anima si schiude
dal pensare; su quelle sottili
arroganze ... espresse, la fede
non fa piovere sull’ignudi mi
da di riflettere.
Lo Scopo
della corporazione, è il
ritrovare la propria dignità;
una seconda opportunità di
vita non terrena, la trovo
nell’aldilà?
Convinto che
eri sparito, nel pensarlo
mi sono impoverito; ora ti
vedo fra la gente, che porti
la croce per la povertà del
non credente.
Tu che ti sei
donato senza fatica, sei la
divinità che regola la vita; nel
farti uomo fu la tua discesa, ti
sei donasti cibo e bevanda
nella chiesa.
.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!