Io e Voi
Forse nati dalle doglie d’un parto divino, d’ostia e di vino.
Creature caricature d’una natura creativa, creduta cattiva.
Noi come perle d’una sola collana
noi vene sottili di un unico corpo,
stesso -sporco- sangue,
stesso -scarno- volto.
Eppure...
Che cosa si è rotto in questo ingranaggio?
E come mai non siamo mai stati compagni di viaggio?
Poiché in ogni tempo, in ogni lembo di terra, si ripete la storia dell’uomo ignorante.
Da sempre, l’un con l’altro ci oscuriamo.
Sanguinari seppur miseri,
l’altrui luce ciecamente dissanguiamo.
Siamo specchi che riflettono una morte in divenire,
un pianto da placare,
un ghiaccio secco senza fine.
Cannibali truccati con maschere di vuoto,
il nostro vero volto l’abbiamo divorato.
E vomitiamo via la dignità, la libertà ed il pensiero,
e di nuovo fabbrichiamo altre maschere col nero.
E allora io mi chiedo, cosa stiamo recitando?
D’interpretare un domatore, un buffone o un saltimbanco
di certo non v’è vanto,
in un circo di vergogne.
Fermiamoci. Viviamoci.
Le coscienze sulla gogne.
E riflettiam su questo opaco riflesso del nulla.
E rompiamo gli specchi,
riempiamo la culla
di neonate menti e germogli di forza,
in primavera fiorirà l’intelligenza ch’era persa.
Io e ancora Voi.
Che finché non capiremo d’esser passi d’un solo piede,
non cammineremo mai.
©
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